17 anni di HappyMinds, buon compleanno!
Cecilia, Elisabetta, Claus, Francesco, Francesca, Michele, Selene, Viola, Viola M., Vito, Zac, Giada, Stefania e Raffaele.
Quest’anno voglio iniziare da voi, chiamandovi per nome e dedicandovi gli auguri che ogni anno ormai scriviamo per Happy Minds.
HappyMinds compie 17 anni e, mentre ci avviciniamo a quella simbolica maggiore età che arriverà il prossimo anno, mi sono chiesta che cosa avrei voluto non solo raccontare di questo compleanno, ma anche rileggere fra qualche anno per rivivere le emozioni che accompagnano questo periodo. E alla fine, in un grande tourbillon di pensieri, credo che due parole possano sintetizzare al meglio quello che provo: orgoglio per ciò che siamo riusciti a costruire insieme e, contemporaneamente, curiosità per quello che possiamo ancora diventare.
Diciassette anni sono un tempo abbastanza lungo per guardarsi indietro e riconoscere quanta strada si è fatta, ma per fortuna non abbastanza lungo per pensare di essere arrivati. E in questi anni, io per prima, ho imparato tantissimo, soprattutto facendo.
Abbiamo imparato a lavorare con le destinazioni e, credo, anche ad amarne la complessità. Cesenatico, Cattolica, Bertinoro, Liguria, Modena, Torino, Rimini, San Mauro Pascoli, Pantelleria, Cagliari e tutti gli altri territori con cui abbiamo avuto la fortuna di lavorare sino ad oggi ci hanno insegnato che non esiste una formula replicabile per costruire una destinazione, perché ogni luogo è un sistema vivo fatto di persone, imprese, amministrazioni, associazioni, patrimonio, aspettative, conflitti, desideri e visioni diverse del futuro.
Abbiamo imparato che prima di comunicare bisogna capire, prima di progettare bisogna ascoltare e prima di proporre una soluzione bisogna essere abbastanza curiosi da mettere in discussione quello che pensiamo di sapere e, spesso, anche la prima idea o soluzione che avevamo immaginato di applicare.
Abbiamo attivato processi di ascolto e progettazione partecipata, analizzato fiumi di dati per supportare le decisioni strategiche sui territori, organizzato tour, progettato itinerari, coinvolto decine e decine di creator, sviluppato portali e dato nome e identità a nuovi progetti. Per otto anni abbiamo portato Itaca a Ravenna e con i Flamingo Talks, negli ultimi quattro anni, abbiamo fatto entrare nella nostra comunità di menti felici pensieri, competenze e punti di vista differenti, incontrando Vera Gheno, Gianluca Diegoli, Donata Columbro, Azzurra Rinaldi, Linda Serra, Cristiano Carriero, Lorenzo Fantoni, Chiara Becchimanzi, Megi Bulla, Elisa&Luca insieme a un pubblico di persone sempre più curioso e interessato.
Se ripenso a tutto questo, la cosa di cui sono forse più orgogliosa non è soltanto ciò che abbiamo realizzato, ma quanto abbiamo imparato per riuscire a realizzarlo.
Per gran parte di questi diciassette anni abbiamo costruito le nostre competenze attraverso lo studio, la ricerca, l’analisi dei dati e dei processi, il confronto, l’esperienza, gli errori, l’ascolto dei clienti e quella curiosità che ci ha portato tante volte a entrare in territori professionali che all’inizio conoscevamo poco e che, progetto dopo progetto, sono diventati parte del nostro patrimonio di conoscenza.
Da circa tre anni a tutto questo si è aggiunta l’intelligenza artificiale, che ormai non è più per noi qualcosa da scoprire o uno strumento esterno ai nostri processi. È già parte integrante del nostro modo di lavorare.
E credo che quello che sta accadendo oggi sia molto più interessante della semplice possibilità di fare più velocemente quello che facevamo prima. L’AI ci sta offrendo la possibilità di alzare, e di molto, l’asticella della nostra umanità e professionalità.
Ci permette di esplorare più strade, analizzare quantità e varietà di informazioni che prima sarebbe stato difficile mettere insieme, costruire scenari, interrogare dati, testare ipotesi, prototipare rapidamente, personalizzare esperienze, mettere in relazione conoscenze lontane tra loro e dedicare meno tempo alle attività ripetitive per investirne di più nelle decisioni, nelle idee e nelle relazioni.
E allora il mio augurio per il futuro di HappyMinds è di cogliere questa straordinaria opportunità sino in fondo, diventando, anche grazie all’AI, un’azienda più intelligente nel senso più ampio del termine.
Un’azienda nella quale la tecnologia amplifica la curiosità invece di sostituirla, aumenta la capacità di fare domande invece di abituarci ad accettare la prima risposta, ci permette di esplorare possibilità nuove invece di produrre più velocemente cose già viste.
Perché il rischio che vedo, e non solo per HappyMinds, non è un uso eccessivo o subordinato della tecnologia. Il rischio è invece quello di accontentarsi.
Accontentarsi della prima risposta plausibile, della prima idea ben scritta, della prima immagine apparentemente giusta, confondendo la velocità con la qualità e la quantità di output con la profondità del pensiero. Accontentarsi di avere le risposte senza conoscere il senso profondo delle domande che le hanno generate. O ancora accontentarsi dell’idea che un tool e la disponibilità di token possano sostituire la nostra curiosità e la nostra fame di comprendere.
Vorrei invece che continuassimo a stupirci e a cercare ciò che ancora non sappiamo. Vorrei che la facilità di accesso alla conoscenza che ci offre l’AI ci permettesse di navigare in un mare aperto di sinapsi tra luoghi, contesti e significati differenti.
Vorrei che non diventassimo mai l’agenzia che prende un’idea che ha funzionato in un luogo e la clona per applicarla al luogo successivo. Ogni cliente, ogni destinazione, ogni progetto dovrebbe continuare ad avere il diritto di farci venire nuove idee o, ancora meglio, di farci cambiare idea su metodologie, azioni e strumenti di lavoro.
E per riuscirci dovremo continuare a fare una cosa che nessuna evoluzione tecnologica rende meno importante: ascoltare.
Ascoltare senza pregiudizi, con curiosità autentica, sapendo che il cliente non è semplicemente il destinatario del nostro lavoro, ma una delle sue principali fonti di conoscenza. Le persone con cui lavoriamo conoscono il proprio territorio, la propria organizzazione, i propri problemi e spesso anche le proprie contraddizioni molto meglio di noi. Il nostro valore non sta nell’arrivare sapendo già tutto, ma nel riuscire a mettere quella conoscenza in relazione con la nostra, aggiungendo metodo, visione, competenze e possibilità che prima non erano state immaginate.
Allo stesso modo vorrei che la crescita tecnologica di HappyMinds andasse di pari passo con una crescita altrettanto forte della qualità delle nostre relazioni.
Mi piacerebbe che nei prossimi anni diventassimo ancora più capaci di fidarci gli uni degli altri, di condividere quello che sappiamo, di trasferire competenze senza considerarle un patrimonio personale da proteggere. Che imparassimo a dare e ricevere feedback con trasparenza, a dire quando non sappiamo qualcosa, a chiedere aiuto quando serve e ad alzare la mano quando pensiamo che qualcosa possa essere fatto meglio.
Vorrei soprattutto che continuassimo ad avere il coraggio di non essere sempre d’accordo. Anche, e soprattutto, con me.
Perché credo profondamente che il valore di un gruppo non stia nell’avere persone che pensano tutte allo stesso modo, ma nel creare uno spazio di fiducia nel quale ciascuno possa portare il proprio punto di vista, metterlo a confronto con quello degli altri e, quando serve, cambiare idea.

C’è poi una responsabilità che sento particolarmente importante mentre guardiamo ai prossimi anni, ed è quella nei confronti delle persone più giovani che entrano in Happy Minds.
Stefania e Raffaele sono gli “ultimi arrivati” in HappyMinds, ma prima di loro tante persone hanno iniziato qui un pezzo del proprio percorso professionale. Credo che oggi, proprio perché abbiamo strumenti potentissimi a disposizione, insegnare un mestiere significhi qualcosa di ancora più interessante rispetto al passato.
Non possiamo limitarci a insegnare come ottenere un risultato. Dobbiamo insegnare a capire perché quel risultato è buono, se è corretto, se è originale, se risponde davvero al problema e se avremmo potuto immaginare qualcosa di migliore.
Chi ha più esperienza ha quindi una responsabilità ancora maggiore: trasferire metodo, criteri, contesto, esperienza e capacità critica. Far vedere come nasce una decisione, non soltanto quale prompt utilizzare per arrivare a un output. Coinvolgere le persone junior nei ragionamenti, spiegare gli errori, mostrare le alternative, lasciare spazio alle domande e anche al tempo necessario per sbagliare e imparare.
Forse è questo l’augurio più grande che voglio fare a HappyMinds per i suoi diciassette anni.
Che la nostra crescita non si misuri soltanto nella quantità e nella qualità delle cose che saremo capaci di produrre, ma nella quantità di intelligenza, competenza, fiducia e autonomia che saremo capaci di far crescere nelle persone.
Vorrei che l’AI ci permettesse di diventare più ambiziosi, non semplicemente più veloci. Che ci desse il tempo e gli strumenti per affrontare problemi più complessi, fare domande migliori, immaginare soluzioni che prima non avremmo avuto le risorse per esplorare.
E vorrei che, mentre tutto questo accade, continuassimo a coltivare con ancora maggiore attenzione ciò che rende un gruppo di persone una squadra: la fiducia, la cura delle relazioni, la generosità nel condividere quello che sappiamo, l’onestà, la capacità di mettersi in discussione, la responsabilità verso gli altri e il piacere di imparare insieme.
Perché il futuro che immagino per HappyMinds è quello di un’azienda nella quale persone sempre più competenti, curiose e consapevoli utilizzano un’intelligenza sempre più potente per fare cose che oggi non sappiamo ancora immaginare e che contribuiscono a rendere il mondo con cui ci relazioniamo più accessibile, inclusivo, felice e accogliente. Un’azienda nella quale ciascuno di noi continui a essere insostituibile non per le attività che svolge, ma per il modo in cui pensa, impara, si assume responsabilità, costruisce relazioni e contribuisce a far crescere gli altri.
Tra un anno HappyMinds diventerà maggiorenne.
Mi piace pensare che questi diciassette anni ci siano serviti soprattutto ad arrivare fin qui con abbastanza esperienza per sapere chi siamo e ancora abbastanza curiosità per non sapere fino in fondo che cosa possiamo diventare.
Buon compleanno, HappyMinds.
E buon compleanno a tutte e tutti noi.
