Stretch Together, o di come in HappyMinds vogliamo affrontare il 2026

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Stretch Together, o di come in HappyMinds vogliamo affrontare il 2026

Lidia Marongiu

Tempo di lettura: 5 min

Ogni inizio anno, quando  mi trovo alle prese tra consuntivi e budget per l’anno che verrà, scelgo una parola guida per HappyMinds.

 È il mio modo per dare un punto di riferimento chiaro alla nostra visione, una bussola che ci aiuterà a orientare decisioni e scelte, che guiderà i comportamenti e il modo in cui affrontiamo la complessità del lavoro quotidiano. In pratica una parola capace di rendere esplicita la cultura che vogliamo costruire insieme.

Non è un esercizio motivazionale, né un rito simbolico anche se ormai si ripete da qualche anno. Negli anni scorsi le parole che hanno guidato il nostro percorso sono state fiducia, rispetto e cura. Valori fondanti che ci hanno spinto a lavorare per costruire e curare le relazioni interne, un clima di lavoro attento alle persone e una cultura basata sulla responsabilità reciproca.

Il 2025 è stato un anno intenso, complesso e, a tratti, faticoso. E non solo per HappyMinds.
Secondo il Gallup State of the Global Workplace 2025 Report, solo il 21% delle persone nel mondo si dichiara realmente coinvolto nel proprio lavoro, con una tendenza in ulteriore calo rispetto all’anno precedente.

Un dato che racconta molto più di una semplice statistica. Parla di livelli ancora bassi di engagement (inteso come coinvolgimento, entusiasmo e connessione con il senso e lo scopo del proprio lavoro) e dei suoi effetti concreti: sulla produttività, sulla capacità di crescita delle organizzazioni e sulla qualità delle relazioni interne.

Eppure, sappiamo bene che il successo delle organizzazioni passa sempre di più proprio da qui. Dal livello di commitment ed engagement delle persone che ne fanno parte. Dalla loro disponibilità non solo a svolgere correttamente le attività assegnate, ma a prendersi responsabilità, a guardare oltre le singole task quotidiane, a interrogarsi su dove e come sia possibile fare meglio, migliorare i processi, creare più valore.

Perché lo stretch non è una facoltà opzionale: senza un lavoro intenzionale sulle proprie competenze, capacità e sfide, non si cresce mai, né come professionistɜ né come organizzazioni.

Da qui la scelta della parola che accompagnerà HappyMinds nel 2026: Stretch Together.

Cosa intendiamo per Stretch Together in HappyMinds?

Nel linguaggio del management anglosassone, stretch non indica uno sforzo professionale straordinario o una tensione a lavorare di più.  Indica piuttosto la capacità di un’organizzazione di operare intenzionalmente oltre la propria zona di comfort, la volontà di andare oltre i propri limiti senza sacrificare equilibrio, qualità e benessere.

Ma soprattutto, secondo noi, significa assumersi la responsabilità del proprio impatto sul lavoro deɜ altrɜ.

In un’organizzazione matura, la crescita individuale non è una scelta personale ma un impegno verso il team. Il modo in cui ciascuno di noi lavora – con metodo o senza, con attenzione o superficialità, con autonomia o dipendenza, con entusiasmo o meno – incide direttamente sulla qualità del lavoro collettivo, sul clima generale, sui processi e quindi sul lavoro finale e la percezione e soddisfazione del cliente.

Decidere se e come crescere individualmente non è una scelta neutra rispetto all’organizzazione. Esattamente come in una squadra (di qualunque sport), non allenarsi individualmente e non lavorare su se stessɜ può diventare un ostacolo per il successo di tutto il team.

Crescita individuale come atto collettivo

Stretch Together tiene insieme due dimensioni che spesso vengono separate: sviluppo individuale e responsabilità collettiva. Crescere come professionistɜ in competenze, autonomia, qualità ha senso se produce valore per tutte e tutti: riduce sprechi, migliora il metodo di lavoro, aumenta la qualità delle decisioni, rispettando tempi e accordi.

Nelle culture mature, lo sviluppo individuale non è mai un percorso isolato ma interdipendente. Il modo in cui ciascuno lavora, decide, comunica e gestisce il proprio ruolo incide direttamente sull’efficacia del sistema nel suo insieme.

Gli stretch goals, nelle organizzazioni ad alte prestazioni, non servono a “tirare la corda”, ma a creare apprendimento, evoluzione dei processi, crescita delle competenze. La performance non viene cercata attraverso la pressione, ma attraverso sfide consapevoli, responsabilità distribuita e miglioramento continuo.

La metafora dello stretching fisico aiuta a chiarire ulteriormente questo approccio. Lo stretching è una pratica di salute: spesso, nel momento in cui lo si pratica, genera fastidio. A volte una sensazione di tensione, persino di lieve dolore. Richiede ascolto, gradualità, attenzione ai segnali del corpo. Non produce benefici immediati e proprio per questo viene spesso evitato.

Eppure è ciò che rende il corpo più flessibile, più resistente, meno esposto a strappi e infortuni quando viene sottoposto a carichi intensi.

Nel lavoro accade qualcosa di molto simile.

Rivedere abitudini consolidate, migliorare il metodo, accettare feedback, cambiare il proprio modo di lavorare o assumersi maggiore autonomia non è sempre comodo. Può generare resistenza, attrito, disagio temporaneo. Ma è esattamente questo stretch consapevole che rende un’organizzazione più solida, più adattabile, più capace di sostenere complessità e crescita nel tempo.

Da qui la scelta di Stretch Together come parola guida per il 2026 che in HappyMinds verrà applicata sulla base di quattro pilastri:

  • Responsabilità condivisa (shared accountability)
    Il risultato finale è un risultato collettivo, non il frutto del lavoro individuale. Ma allo stesso tempo ognuno oltre ad essere responsabile del proprio pezzo, deve essere anche consapevole dell’impatto che il proprio lavoro e modo di lavorare ha suɜ altrɜ e sul progetto nel suo insieme.
  • Leadership diffusa
    La leadership non coincide con una posizione in organigramma. Si esercita ogni giorno attraverso comportamenti concreti: come arriviamo preparati a un incontro, come prendiamo decisioni, come gestiamo le priorità, come diamo feedback, come accogliamo i feedback, come ci assumiamo responsabilità senza aspettare che qualcuno ce le assegni. In HappyMinds la leadership è una pratica quotidiana distribuita ed esercitabile da tuttɜ. (Se desideri saperne di più su come la pensiamo su questo tema, clicca qui.)
  • Apprendimento continuo
    Crescere come organizzazione significa che ciascuno continua a imparare. Migliorare competenze, aggiornare strumenti, rivedere il proprio metodo di lavoro non è un’opzione accessoria, ma una condizione necessaria per restare efficaci. Restare fermi, in un contesto che cambia, non è neutro: rallenta il lavoro deɜ altrɜ e indebolisce il sistema.
  • Performance sostenibile
    Il valore che creiamo conta solo se è sostenibile nel tempo. Per le persone, per il team e per l’organizzazione. Non ci interessa una performance ottenuta a costo di stress continuo, inefficienze o relazioni logorate. Ci interessa un modo di lavorare che permetta di crescere, mantenendo qualità, equilibrio e continuità.

Tutto questo si traduce in un concetto molto chiaro: Stretch Together significa riconoscere che prendersi cura della propria crescita non è un fatto personale, ma un atto di responsabilità verso il team e verso la crescita collettiva.

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Lidia, CEO & Founder di Happy Minds, è formatrice e consulente di marketing e comunicazione dal 1999, specializzata in progetti di marketing turistico e territoriale con esperienze in diverse regioni d’Italia. Audit, ricerca e analisi, benchmarking, business model, brand purpose, brand positioning, ecosistemi digitali, coaching e formazione sono le sue competenze specifiche.

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