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Università Roma TRE: A lezione di Governance del turismo

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Quando la professoressa Barbara Antonucci, ormai più di un anno fa, mi propose di tenere delle lezioni nel Master Linguaggi del Turismo e Comunicazione Interculturale dell’Università Roma Tre, le proposi due argomenti: Big Data e Governance del Turismo.

Per me in questi due argomenti c’è il 60% di ciò che bisogna sapere oggi per fare, promuovere e sviluppare un’economia turistica e quindi organizzare, gestire e promuovere una destinazione.

Ma purtroppo è spesso il 60% di cui non si parla abbastanza.

E se i big data fanno comunque la loro comparsa nei piani formativi dei corsi più tecnici, la parte di Governance, invece, la si esaurisce solitamente con le lezioni di diritto del turismo e una noiosa e a volte inutile carrellata su norme nazionali, regionali etc. Il cui effetto peraltro è spesso quello di generare ancora più confusione tra i concetti di Government e Governance, portando alcuni a tradurre indifferentemente i due termini con la parola Governo.

Così, pur consapevole del rischio di raggiungere il record di 100 sbadigli per minuto di lezione, ho lavorato e studiato a lungo per riordinare tutto il materiale utile a spiegare agli studenti del Master perché qualunque sarà il loro lavoro nel turismo non dovrebbe prescindere da una visione chiara e consapevole di cosa è la Governance del turismo.

In poco più di 6 ore di lezione, dopo un quadro sulle leggi per capire sin dove arrivano le competenze di stato e dove invece quelle di regioni e comuni, assodato che ogni regione rappresenta un caso a sé, siamo entrati nel vivo dell’argomento partendo innanzitutto dal condividere la seguente definizione:

GOVERNANCE DEL TURISMO: L’insieme dei principi, delle regole e delle procedure condivise e attuate con tutti gli attori coinvolti per la gestione e il governo di una destinazione, dalla sua organizzazione alla sua valorizzazione, promozione e sviluppo, secondo una logica di sostenibilità sociale, economica e ambientale.

In questa frase ci sono i principi fondamentali di cosa bisogna fare per gestire una destinazione turistica. Lungi dall’annoiare anche tutti voi, vediamo i quattro punti cardine:

Principi, regole e procedure. Un sistema di Governance del turismo è ispirato da principi che sono veri e propri capisaldi di progetto, da norme che regoleranno il funzionamento della destinazione che opererà attraverso procedure, cioè azioni attuate secondo metodi e modalità condivise.

Tutti gli attori coinvolti. Un sistema di Governance si basa sulla condivisione, partecipazione e la cooperazione di tutti i soggetti coinvolti. È un modello di intervento reticolare, caratterizzato da dinamiche auto-organizzative, basato su un livello elevato di democraticità che va oltre le relazioni gerarchiche e combina modelli di intervento top-down e bottom-up. In pratica un sistema di Governance mette in rete gli interessi, i ruoli, le funzioni, i doveri e i compiti di tutti gli attori pubblici e privati.

Organizzazione, valorizzazione, promozione e sviluppo. In pratica le quattro azioni guida di chi avrà il compito di attuare il sistema di Governance di una destinazione turistica. Perché una volta stabilito che cosa serve fare è necessario che ci sia anche un soggetto che tiri le fila di tutto. E qui entra in gioco la DMO, un organismo di meta-management che gestisce la destinazione attuando le decisioni strategiche di marketing e trasformando i fattori di appeal della destinazione in prodotti turistici competitivi.

Sostenibilità sociale, economica e ambientale. Il turismo oggi non ha scelta. O è sostenibile o non è turismo. Al contrario se il turismo non è sostenibile distrugge valore privando e deteriorando irreversibilmente l’economia di un territorio. Per questo i migliori progetti di Governance turistica sono quelli che definiscono scenari di sviluppo sostenibile con una visione a lungo termine, ma che porta avanti da subito strategie e azioni coerenti con quella stessa visione.

Gli esempi di lavoro realizzati in questi anni per attuare modelli di Governance del turismo aperti e partecipati sono tanti. Io stessa ho lavorato a un’esperienza pionieristica in Liguria con il progetto Il turismo che Vorrei che per la prima volta ha applicato il modello di ascolto e progettazione bottom-up nell’elaborazione di un piano turistico triennale.  

Oggi quasi tutte le regioni stanno ripensando il loro sistema di Governance turistica con processi partecipativi e di ascolto. Tra tanti la case history che ho segnalato anche ai miei studenti, è il lavoro fatto dalla Toscana con il Documento Strategico Operativo Destinazione Toscana 2020.

Molto lungo (119 pagine!) ma un ottimo documento che sintetizza il processo di  ascolto, brainstorming, razionalizzazione e progettazione fatta da tutti gli attori del sistema turistico della Toscana per una strategia di sviluppo turistico sostenibile che ha la particolarità di mettere al centro di tutto la valorizzazione delle identità e dei patrimoni.

P.S. Se ti interessa approfondire l’argomento puoi contattarmi privato per materiali, bibliografia etc 😉 !

Lidia Marongiu

Written by:

Lidia, CEO & Founder di Happy Minds, è formatrice e consulente di marketing e comunicazione dal 1999 specializzata in progetti di marketing turistico e territoriale.

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